Pedagogia della fiaba

PEDAGOGIA DELLA FIABA COME SCIENZA DELL’AMORE E DELLA GRATUITA

C’era una volta una fanciulla, una favola, un amore e c’è ancora nella nostra scuola, nella nostra casa, nei nostri ospedali, nelle nostre galere, sulle nostre strade…,…

I bambini sono una favola, un amore.

Sono gratuiti. Sono di tutti e del mondo.

Sono il simbolo per eccellenza dell’innocenza e della gratuità della vita.

Sono lo splendore, la luce, il fiore incantato del giardino di una volta, del vivaio di oggi, del paese di domani. Non infestiamoli, coprendoli con oggetti e prodotti inquinanti del nostro modo di vivere.

 

La società odierna è soffocata dal benessere materiale, frutto di una educazione al consumo-consumo, al consumo-possesso, al consumo per mostrarsi-apparire che diventa un consumo per essere, una patologia dell’accumulazione, una malattia dello shopping, un logoramento del corpo-obesità, del cervello-stress, del cuore-avaro e incapace di dare-ricevere.

 

Forse oggi più che mai urge l’educazione alla gratuità.

– La gratuità come sistema, come modo di vivere e di condividere per uscire dall’esaurimento.

– La gratuità come pratica per venire fuori dalla gabbia dell’egoismo e dell’avidità.

– La gratuità come preparazione al distacco, per una maggiore libertà e generosità verso il mondo.

– La gratuità come esercizio del dialogo per il bene comune locale, regionale, nazionale e universale.

– La gratuità come scuola del consumo consapevole-responsabile, nel rispetto degli altri, dell’ambiente e della natura.

– La gratuità come forma nobile dell’amore.

 

Forse è ancora vero, “c’è più gioia a dare che a ricevere”.

La gratuità silenziosa ci salverà dal rumore e dal vuoto quotidiano. La gratuità distaccata ci salverà dall’economia dell’utile a prescindere e dell’inutile necessario.

La gratuità e l’amore ci salveranno dalla  società moderna asfissiata dal superfluo-effimero e dall’eccesso-spreco.

 

Attraverso la favole, la scuola deve essere un spazio – territorio – luogo della gratuità.

Per un avviamento alla convivenza civile, all’edificazione di valori condivisi, per la costruzione dell’umanità di oggi e di domani.

Per cantare la bellezza del creato. Non per imporre ad altri la propria musica, la propria visione, la propria fede, ma per celebrare insieme la ricchezza della differenza.

Per prendere coscienza del dono accogliendo gratuitamente il sapere, nel silenzio, nell’ascolto e nella lettura. Per sperimentare le birichinate ed il perdono degli altri.

 

Per conoscere il proprio e altrui limite, per ampliare gli spazi dello spirito-mente, per volare liberamente verso la sua vocazione-professione, per imparare ad aprire il paracadute, per espandere la luce che è in noi, nel viaggio verso il personale sogno, verso l’infinito.

La gratuità, non va confusa con la buona intenzione, o con la filantropia, nemmeno con la solidarietà partecipativa nella costruzione delle attività e iniziative per il bene del prossimo. La gratuità prima di essere un buon gesto verso se stessi e verso gli altri – deve essere vissuta e visibile verso se stessi e verso gli altri – ma, prima ancora e molto prima è dono e opera dell’amore di Dio.

L’uomo è fatto per dare e ricevere, ma “c’è più gioia a dare che a ricevere”.

 

Mugabo Uwihanganye Jean Claude Mandatville

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