Pedagogia della fiaba

PEDAGOGIA DELLA FIABA COME SCIENZA DELL’AMORE E SPECCHIO DELLA VITA

 

Caterina, la fata Zanzarina, vuole tutta l’attenzione della scuola.

Questo atteggiamento crea problemi a lei ed agli altri. Finalmente il riflesso della sua bellezza si raffigurerà nello specchio. Solo quando avrà accettato di non essere più il centro di tutto, l’ombelico del mondo. Solo quando tutta la sua energia non sarà più focalizzata unicamente su se stessa. A quel punto, la nostra fata riuscirà a vedere gli altri, e a essere vista da altri. Naturalmente dopo il suo pentimento vede con simpatia le sue compagne. Vede chiaramente attraverso gli altri, che non sono più un ostacolo, ma una lente attraverso cui vede bene anche se stessa.

 

Quando le persone non hanno gli occhiali appropriati e proporzionati per valutare una situazione e soppesare i comportamenti, i risultati delle loro azioni sono quasi sempre drammatici, catastrofici e tragici. Per i bambini la situazione è ancora più grave e delicata.

Perciò, un insegnante deve essere sicuro di ciò che riflette lo specchio della sua classe. In più deve vedere e prevedere quello che i bambini vedono. Cosa vedono. Come si vedono. Cosa credono di vedere.

Come credono di essere visti dagli altri. Cosa vogliono e cosa vorrebbero vedere. Come vorrebbero vedersi ed essere visti. Cosa credono di rappresentare per se stessi e per gli altri. Di conseguenza,  come si comportano e come reagiscono al comportamento altrui.

 

Ci sono tre cose che uno specchio non nega a nessuno:

– La diffusione della nostra immagine e della nostra forma.

– La sbirciatina veloce sul nostro ego.

– La tentazione di esprimere un desiderio.

 

È forse opportuno un piccolo manuale di come lasciarsi guardare e guardarsi allo specchio:

1.Quando ti guardi – e vedi te stesso – è normale – vuol dire che hai gli occhi anche per vedere gli altri.

2.Quando ti guardi – e ti vedi bello e forte – è normale – vuol dire che lo specchio è pulito.

3.Quando ti guardi – e ti vedi perfetto – è normale – vuol dire che conosci la strada dell’umiltà.

4. Quando ti guardi – e vedi i difetti – è normale – vuol dire che si può sempre rimediare e correggere.

5. Quando ti guardi – e vedi una bestia – è normale – vuol dire che è uscita fuori, te ne puoi liberare.

6. Quando ti guardi – e vedi nemici – è normale – vuol dire che è arrivata l’ora di pregare per loro.

7. Quando ti guardi – e vedi un fantasma – è normale – vuol dire che sei umano.

8. Quando ti guardi – e vedi un angelo – è normale – vuol dire che ti sei lavato e hai gli occhi puliti.

9. Quando ti guardi – e vedi la morte – è normale – vuol dire che sei ancora vivo.

10. Quando ti guardi –  e vedi il nulla – Oh! Oh! Allarme – siediti, non muoverti e chiama Aiuto. Aiuto. Aiuto.

 

La scuola è un luogo di aggregazione e di socializzazione.

E’ allora importante e vitale riuscire a creare un clima di convivenza equilibrato, disciplinato da regole condivise. Dove la singolarità e la particolarità di ognuno sono salvaguardate nella convivialità, allora diventano la ricchezza e la bellezza del gruppo.

 

I bambini non sono soltanto angeli, spesso sono anche folletti e diavoletti. È facile per loro confondere l’essere “in” dall’essere “out”. È facile confondere la differenza tra una battuta di spirito e una parolaccia.

È facile per loro scimmiottare gesti imbecilli, per fragilità o per solitudine. Possono facilmente combinare guai nella ricerca di considerazione o per risultare semplicemente simpatici.

 

Se la maleducazione è una semplice infiammazione agli occhi, sintomo della “congiuntivite acuta” – il bullismo è una vera cecità ai colori che porta all’ “egoismo daltonico”, dove l’altro non si vede quindi lo si umilia o addirittura lo si schiaccia.

 

Il bullismo e la maleducazione sono un effettivo virus nelle scuole. Meglio prevenire perché sono malattie contagiose con conseguenze devastanti.

 

Suggerisco uno specchio per ogni classe dove la maestra e gli alunni si possono allenare, per “Baigon-izzare” la zanzara che è in loro ed evidenziare la bellezza che contraddistingue una classe di bambini.

 

Mugabo Uwihanganye Jean Claude Mandatville

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